L’Unione Europea si prepara a caricarsi di altri 90 miliardi di euro di debiti, rinunciando all’idea – giudicata troppo rischiosa – di utilizzare gli asset russi congelati. Una scelta che riapre un dibattito profondo: fino a che punto l’Europa può e deve sostenere l’Ucraina, e con quali obiettivi reali?
Da un lato, nessuno mette in discussione la necessità di aiutare un popolo stremato, che senza il supporto europeo collasserebbe in poche settimane. Dall’altro, però, cresce il timore che queste risorse finiscano per alimentare un conflitto che molti considerano ormai privo di prospettive concrete. Se i nuovi fondi servissero principalmente a prolungare una guerra che non può essere vinta sul campo, allora – sostengono alcuni osservatori – ci troveremmo davanti a un atto di pura follia strategica.
Un conflitto che forse poteva essere evitato
Sull’origine della guerra e sulle responsabilità si può discutere all’infinito, e le opinioni divergono. Ma una cosa appare chiara: con il senno di poi, forse si sarebbe potuto evitare un massacro se si fosse scelto un percorso diverso, come un referendum nelle regioni contese per permettere alla popolazione di decidere liberamente se rimanere con l’Ucraina o unirsi alla Russia.
Oggi, dopo anni di combattimenti, la situazione sul terreno è cambiata poco: la Russia continua a puntare a quei pochi chilometri quadrati del Donbass a maggioranza russofona, territori che – secondo alcuni analisti – finirebbe comunque per controllare, qualunque sia la durata del conflitto. Da qui l’idea che una trattativa, per quanto dolorosa, possa essere l’unica via per fermare il massacro.
L’Europa tra superbia e declino
In questo scenario, l’Europa appare spesso prigioniera di una visione di sé che non corrisponde più alla realtà. Agisce come se fosse ancora al centro del mondo, come se potesse dettare le regole del gioco globale come un secolo fa. Ma il mondo è cambiato, e il Vecchio Continente è sempre più marginale, indebolito da un declino demografico inarrestabile e da una classe dirigente percepita come inadeguata.
Il rischio è quello di un continente che continua a vivere come un nobile decaduto: convinto di essere ancora ricco e potente, mentre in realtà scivola lentamente verso l’irrilevanza, fino a ritrovarsi a mendicare in un vicolo sporco ciò che un tempo dava per scontato.
Una scelta di responsabilità
Il punto non è abbandonare l’Ucraina, né ignorare le implicazioni geopolitiche del conflitto. Il punto è capire quale sia la strategia europea, quali obiettivi si vogliano perseguire e a quale prezzo. Perché sostenere un popolo in difficoltà è un dovere morale; finanziare all’infinito una guerra senza prospettive, invece, potrebbe essere un errore storico.
L’Europa ha bisogno di lucidità, non di automatismi. Di realismo, non di retorica. E soprattutto ha bisogno di riconoscere i propri limiti, se vuole evitare di ripetere gli errori di un passato che non può più permettersi.