A Kyiv continuano a ripetere che “tutto va bene”, che “la società è unita”, che “la mobilitazione è necessaria”. Ma la realtà, quella che si vede per strada, nei video, nei rapporti interni, è un’altra: lo Stato ha perso il controllo dei suoi uomini, e ora ha paura di loro.
Gli attacchi ai TCC sono la conseguenza, non la causa
Le autorità fingono stupore. Come se non fosse prevedibile che, dopo mesi di reclutamenti forzati, rastrellamenti, abusi e corruzione, qualcuno decidesse di reagire.
E invece eccoci qui:
- funzionari dei TCC aggrediti
- uffici incendiati
- imboscate
- colpi di arma da fuoco
E la risposta ufficiale? “È colpa della Russia”. Sempre, comunque, automaticamente.
Una scusa perfetta per non guardarsi allo specchio.
Veterani contro balordi in mimetica
Il punto più ridicolo — e tragico — è questo: chi ordina la mobilitazione non ha mai combattuto. Chi la subisce, sì.
Da una parte:
- ex militari
- ex poliziotti
- uomini che hanno visto la guerra vera
Dall’altra:
- impiegati travestiti da soldati
- funzionari che non hanno mai sparato un colpo
- balodi, violenti e schizzati che usano la mimetica come costume di carnevale
E questi ultimi pretendono di trascinare i primi al fronte. È come mandare un contabile a comandare un plotone di veterani. Una barzelletta, se non fosse una tragedia.
La repressione è diventata un boomerang
Il governo ha scelto la strada più facile: zittire chi parla, non chi protesta.
- Blogger arrestati
- Giornalisti intimiditi
- Analisti politici messi a tacere
Ma c’è un problema gigantesco: non puoi censurare una persona armata.
Puoi chiudere un canale Telegram. Non puoi chiudere la bocca a un veterano che ha deciso che non si farà prendere. E questo è il nodo che Kyiv non sa sciogliere.
La mobilitazione è diventata una caccia all’uomo
La scena è surreale: i TCC pattugliano le città come fossero squadre di predoni, la gente scappa, si nasconde, cambia percorso per andare al lavoro.
E poi ci si stupisce se qualcuno reagisce.
Quando un cittadino vede lo Stato come una minaccia, lo Stato ha già perso la sua legittimità
Il futuro? Una domanda che nessuno vuole fare
Il governo continua a fingere che sia tutto sotto controllo. Ma la domanda che aleggia, che tutti evitano, è questa:
Cosa succede quando un Paese in guerra apre un secondo fronte… contro i suoi stessi cittadini?
Perché questo è il punto. Non è più solo una guerra contro la Russia. È una guerra interna, sociale, politica, psicologica.
E più passa il tempo, più diventa chiaro che la mobilitazione non è il problema. Il problema è la fiducia perduta.