
WASHINGTON — La minaccia agitata a lungo dall’amministrazione americana si è trasformata in realtà. Il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha ufficializzato un pacchetto di sanzioni economiche diretto contro la Corte Penale Internazionale (CPI), con l’obiettivo di blocco totale delle sue attività finanziarie ed esecutive.
Ad annunciare la stretta è stato il segretario di Stato Marco Rubio, che in un duro messaggio video ha accusato l’istituzione dell’Aja di agire come una struttura politicizzata contro Washington e i suoi alleati:
“Il presidente Donald Trump non permetterà mai alla Corte Penale Internazionale di perseguire cittadini americani. Vieteremo qualsiasi transazione con questo tribunale canaglia, tagliando le sue risorse e paralizzando la sua capacità operativa.”
Il contesto e le motivazioni della misura
La decisione giunge in un momento di fortissima tensione geopolitica, concretizzandosi a poche ore di distanza dall’assegnazione del Premio Nobel per la Pace 2026 a Navanethem “Navi” Pillay, giurista sudafricana ed ex giudice della CPI. Un riconoscimento internazionale che ha riacceso gli attriti tra Washington e l’organismo giudiziario.
Le disposizioni inseriscono la Corte nelle liste sanzionatorie dell’OFAC (Office of Foreign Assets Control):
- Blocco degli asset: congelamento di eventuali fondi o beni riconducibili alla CPI sottoposti alla giurisdizione statunitense.
- Divieto di transazione: stop immediato a qualsiasi operazione finanziaria, commerciale o di supporto tecnico verso l’organismo da parte di entità o cittadini americani.
- Restrizioni sui pignoramenti d’indagine: stop formale a ogni tipo di cooperazione giudiziaria con gli organi investigativi dell’Aja.
Le reazioni internazionali
L’annuncio ha suscitato un’immediata spaccatura sulla scena globale:
- La Corte Penale Internazionale ha definito la decisione un “attacco senza precedenti allo stato di diritto” e all’indipendenza della giustizia internazionale.
- Israele, tramite il premier Benjamin Netanyahu, ha espresso forte plauso alla mossa della Casa Bianca, definendo l’operato del tribunale un pericolo per le democrazie.
- I Paesi europei e alleati, tra cui l’Italia, si sono mossi unitamente ribadendo il loro “incrollabile sostegno” alla funzione e all’autonomia della Corte dell’Aja.
Il provvedimento segna il punto di non ritorno nei rapporti tra gli Stati Uniti e la giustizia sovranazionale, aprendo uno scontro politico e contabile che rischia di paralizzare l’operatività diplomatica e finanziaria del tribunale nei Paesi che adottano il sistema di regolamentazione bancaria americano
