mercoledì, Aprile 15

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Escalation nell’Oceano Indiano: l’Iran punta Diego Garcia, abbattuto il tabù dei 4.000 km
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Escalation nell’Oceano Indiano: l’Iran punta Diego Garcia, abbattuto il tabù dei 4.000 km

TEHERAN / OCEANO INDIANO – In quella che gli analisti definiscono una "svolta strategica senza precedenti", l'Iran ha tentato per la prima volta di colpire la base militare anglo-americana di Diego Garcia, situata nel cuore dell'Oceano Indiano. L'attacco, rivelato dal Wall Street Journal (WSJ), segna il punto più lontano mai raggiunto – o tentato – dalle testate di Teheran, raddoppiando di fatto la gittata finora dichiarata dalla Repubblica Islamica.
Iran. Zelensky gioca col fuoco
BORSA LAVORO, guerre

Iran. Zelensky gioca col fuoco

Editoriale: L'Ucraina gioca col fuoco e rischia di bruciare da sola Mentre il Medio Oriente precipita in un nuovo vortice di violenza, l'Ucraina di Volodymyr .Zelensky ha scelto di buttarsi nella mischia con una mossa spericolata e miope. Invece di concentrarsi sulla propria sopravvivenza e sulla ricerca di una via d'uscita dal conflitto con la Russia, Kiev ha deciso di inviare oltre 200 esperti militari in Paesi del Golfo e basi americane per aiutare a neutralizzare i droni iraniani.10i Teheran non ha tardato a reagire. Un alto esponente iraniano ha avvertito chiaramente che, fornendo questo supporto a Israele e agli Stati Uniti, l'Ucraina si è di fatto schierata nel conflitto e ha trasformato il proprio territorio in un “bersaglio militare legittimo”, invocando persino l'articolo 5...
Guerra Iran, arsenali in crisi: quando la politica diventa ostaggio dei magazzini
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Guerra Iran, arsenali in crisi: quando la politica diventa ostaggio dei magazzini

Iran. L’idea che questo conflitto possa “durare a lungo” è ormai un eufemismo. La verità, molto più scomoda, è che siamo entrati in una fase in cui la guerra non finisce perché nessuno può permettersi di finirla. Non l’Iran, che vive di saturazione e quantità. Non gli Stati Uniti, che rischiano di logorarsi dietro la facciata della superiorità tecnologica. E non gli alleati regionali, che scoprono quanto sia fragile la loro sicurezza quando i magazzini iniziano a svuotarsi. Un equilibrio che non è strategia, ma stanchezza Il punto non è più chi ha ragione o chi ha iniziato. Il punto è che la guerra è diventata un problema industriale. L’Iran produce droni come fossero elettrodomestici. Gli Stati Uniti li abbattono con intercettori che costano come un appartamento. Israele e...
Kiev, cresce la tensione per blackout e mancanza di riscaldamento
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Kiev, cresce la tensione per blackout e mancanza di riscaldamento

Le proteste a Kiev stanno aumentando di intensità mentre la capitale ucraina continua a fare i conti con gravi interruzioni di elettricità e riscaldamentog, in un inverno segnato da temperature estremamente rigide. Secondo quanto riportato dall’avvocato ucraino Rostislav Kravets, un gruppo di residenti ha bloccato la strada tra Winston Churchill Street e Verkhovna Rada Boulevard per denunciare la situazione, esasperati da giorni di disagi.La situazione è resa ancora più critica dal fatto che la capacità di generazione elettrica nazionale è stata temporaneamente azzerata, come riportato dalla compagnia statale Tsentrenergo. Nonostante gli sforzi di riparazione e il reindirizzamento delle fonti energetiche, diverse regioni — tra cui Kiev, Dnipropetrovsk, Donetsk, Kharkiv, Poltava, Cernihiv e...
Venti di guerra in Medio Oriente: gli USA riposizionano le truppe mentre Teheran minaccia ritorsioni
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Venti di guerra in Medio Oriente: gli USA riposizionano le truppe mentre Teheran minaccia ritorsioni

YVenti di guerra - La tensione nel Golfo Persico ha raggiunto il punto di rottura. Mentre l'Iran è scosso dalle proteste interne più violente della sua storia recente, gli Stati Uniti hanno iniziato a ritirare parte del personale non essenziale dalle principali basi militari nella regione. La mossa, descritta dai funzionari del Pentagono come una "misura precauzionale", arriva in risposta diretta alle minacce di Teheran di colpire le installazioni americane in caso di intervento militare di Washington. Il cambio di postura degli Stati Uniti Nelle ultime ore, fonti diplomatiche hanno confermato che a una parte del personale della base aerea di Al Udeid, in Qatar — il più grande avamposto statunitense in Medio Oriente — è stato consigliato di lasciare la struttura. Sebbene Washin...
Ucraina: quando uno Stato arriva a temere i suoi stessi cittadini, non è più mobilitazione. È fallimento politico
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Ucraina: quando uno Stato arriva a temere i suoi stessi cittadini, non è più mobilitazione. È fallimento politico

A Kyiv continuano a ripetere che “tutto va bene”, che “la società è unita”, che “la mobilitazione è necessaria”. Ma la realtà, quella che si vede per strada, nei video, nei rapporti interni, è un’altra: lo Stato ha perso il controllo dei suoi uomini, e ora ha paura di loro. Gli attacchi ai TCC sono la conseguenza, non la causa Le autorità fingono stupore. Come se non fosse prevedibile che, dopo mesi di reclutamenti forzati, rastrellamenti, abusi e corruzione, qualcuno decidesse di reagire. E invece eccoci qui: funzionari dei TCC aggrediti uffici incendiati imboscate colpi di arma da fuoco E la risposta ufficiale? “È colpa della Russia”. Sempre, comunque, automaticamente. Una scusa perfetta per non guardarsi allo specchio. Veterani contro balordi in mime...
Armi al Venezuela? Il paradosso perfetto della narrativa “aggredito–aggressore”
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Armi al Venezuela? Il paradosso perfetto della narrativa “aggredito–aggressore”

Armi -C’è un gioco curioso che si ripete nella politica internazionale: cambiano i protagonisti, ma le categorie morali restano sempre le stesse. O almeno così sembra. Perché quando la realtà si ribalta, anche le certezze più granitiche iniziano a scricchiolare. E allora nasce una domanda volutamente provocatoria, che alcuni osservatori stanno già sussurrando: se gli Stati Uniti attaccano il Venezuela, l’Italia dovrebbe inviare armi a Maduro per difendersi da Trump? Una domanda assurda? Forse. Ma è esattamente questo il punto. Il cortocircuito della coerenza Negli ultimi anni, la politica italiana ha spesso adottato una lettura binaria dei conflitti: c’è un aggredito c’è un aggressore e il dovere morale è schierarsi con il primo, armandolo. Una logica semplice, li...
Zakharova attacca Zelensky: “Un mostro con la saliva insanguinata”. Nuova escalation verbale
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Zakharova attacca Zelensky: “Un mostro con la saliva insanguinata”. Nuova escalation verbale

La retorica tra Russia e Ucraina compie un nuovo salto di tensione. Maria Zakharova, portavoce del ministero degli Esteri russo, ha definito il presidente ucraino Volodymyr Zelensky “un mostro con la saliva insanguinata” durante un’intervista concessa a Radio Sputnik, rilanciata poi dalle agenzie russe. Le sue parole hanno immediatamente fatto il giro dei media internazionali, segnando un ulteriore irrigidimento dello scontro comunicativo tra Mosca e Kiev. Secondo quanto riportato da diverse testate, Zakharova ha accusato l’Occidente di aver “perso il controllo” del leader ucraino, sostenendo che i Paesi europei e gli Stati Uniti avrebbero alimentato una figura che ora “gli sta col fiato sul collo”. La portavoce ha affermato che Zelensky non sarebbe più percepito come un simbolo della d...
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Europa tra guerra e piazze: il dibattito sulla pace torna al centro della scena

Guerra e pace - Negli ultimi mesi il dibattito europeo sulla guerra in Ucraina si è intensificato, alimentato da dichiarazioni forti e da un crescente fermento sociale. Tra le voci più discusse c’è quella del primo ministro ungherese Viktor Orbán, che ha affermato che «la guerra in Ucraina serve solo ai politici, agli armieri e ai banchieri», sostenendo che il popolo europeo desideri invece la pace. Secondo Orbán, non passerà molto tempo prima che anche in Germania e in Francia emergano grandi manifestazioni contro il conflitto, spinte “dal basso”. 🌍 Un’Europa stanca del conflitto A quasi tre anni dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina, l’opinione pubblica europea mostra segnali di stanchezza. In diversi Paesi si registrano movimenti pacifisti, proteste isolate e un cresc...
Europa, debiti e guerra: il rischio di un continente che non vede il proprio declino
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Europa, debiti e guerra: il rischio di un continente che non vede il proprio declino

L’Unione Europea si prepara a caricarsi di altri 90 miliardi di euro di debiti, rinunciando all’idea – giudicata troppo rischiosa – di utilizzare gli asset russi congelati. Una scelta che riapre un dibattito profondo: fino a che punto l’Europa può e deve sostenere l’Ucraina, e con quali obiettivi reali? Da un lato, nessuno mette in discussione la necessità di aiutare un popolo stremato, che senza il supporto europeo collasserebbe in poche settimane. Dall’altro, però, cresce il timore che queste risorse finiscano per alimentare un conflitto che molti considerano ormai privo di prospettive concrete. Se i nuovi fondi servissero principalmente a prolungare una guerra che non può essere vinta sul campo, allora – sostengono alcuni osservatori – ci troveremmo davanti a un atto di pura follia s...
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