mercoledì, Ottobre 14
Donald Trump scarica Meloni: «Scioccato da lei, mi sbagliavo. Inaccettabile è lei»
mondo

Donald Trump scarica Meloni: «Scioccato da lei, mi sbagliavo. Inaccettabile è lei»

In un’intervista telefonica esclusiva al Corriere della Sera, il presidente americano Donald Trump ha risposto a muso duro alle critiche della premier italiana Giorgia Meloni, ribaltando completamente le accuse e attaccandola frontalmente.«Sono scioccato da lei. Pensavo avesse coraggio, mi sbagliavo su di lei», ha detto Trump riferendosi a Meloni. E ha aggiunto: «È lei che è inaccettabile, perché non le importa se l’Iran ha un’arma nucleare e farebbe saltare in aria l’Italia in due minuti se ne avesse la possibilità».Il motivo dello scontro è duplice. Da un lato, Trump accusa la premier di non voler dare alcun aiuto agli Stati Uniti nella guerra contro l’Iran e di non comprendere la gravità della minaccia nucleare iraniana. Dall’altro, la reazione di Meloni alle pesanti parole di Trump con...
Vent’anni di “Diamo in taglio alla sete”: un progetto che continua a far bene
eventi

Vent’anni di “Diamo in taglio alla sete”: un progetto che continua a far bene

Quest’anno l’associazione Diamo in taglio alla sete celebra un traguardo importante: vent’anni di attività. Due decenni in cui un’idea nata quasi per gioco è diventata un progetto solido, capace di coinvolgere migliaia di persone e di trasformare un semplice gesto – una bottiglia di vino – in un aiuto concreto per chi ne ha più bisogno. Nel corso degli anni la produzione del vino solidale “Vitae” è cresciuta costantemente. Ogni vendemmia ha portato con sé un numero sempre maggiore di bottiglie, spesso esaurite ancora prima che fosse pronto il nuovo vino. Un successo che non è mai stato fine a sé stesso: grazie alle donazioni e alla partecipazione di un pubblico sempre più numeroso alla Festa della solidarietà, l’associazione ha potuto sostenere progetti vicini e lontani. Da una parte...
L’eterno ritorno del rinvio: perché il “No” alla riforma non è una vittoria per nessuno
politica

L’eterno ritorno del rinvio: perché il “No” alla riforma non è una vittoria per nessuno

Il voto ha emesso la sua sentenza: la riforma della giustizia è bloccata. Mentre una parte del Paese esulta per aver "salvato la Costituzione" e l'altra grida al sabotaggio politico, resta un unico, grande sconfitto che non ha voce nei talk show: il cittadino in attesa di giudizio. La vittoria del "No" non è un semplice inciampo di percorso per il Governo, ma il sintomo di una patologia cronica italiana: l'incapacità di trovare una sintesi tra l'indipendenza necessaria della magistratura e l'urgenza di una macchina che funzioni. Abbiamo scelto, ancora una volta, di tenere tutto com’è pur di non rischiare il cambiamento. La trappola dello status quo Dire di no è facile, spesso è persino rassicurante. Ci si barrica dietro la difesa dei principi per evitare di affrontare la complessi...
La Svezia fa marcia indietro sul “paese senza contanti”
economia, mondo

La Svezia fa marcia indietro sul “paese senza contanti”

Svezia -Dopo anni di primato mondiale nei pagamenti digitali, il governo svedese presenta una legge per obbligare supermercati e farmacie ad accettare il contante. La Svezia, da tempo considerata la nazione più cashless al mondo, sta cambiando rotta. Il governo ha depositato in Parlamento un disegno di legge che impone a supermercati e farmacie di accettare pagamenti in contanti come regola generale, almeno nei punti vendita con cassa presidiata da personale.Il testo va oltre: obbliga anche le banche a offrire servizi per depositare contanti ai clienti privati e alle imprese, in modo che possano versare quotidianamente gli incassi in banconote. L’obiettivo dichiarato è ricostruire un’infrastruttura di pagamento più resiliente e accessibile. Perché questo cambio di direzione? Negli u...
Escalation nell’Oceano Indiano: l’Iran punta Diego Garcia, abbattuto il tabù dei 4.000 km
guerre

Escalation nell’Oceano Indiano: l’Iran punta Diego Garcia, abbattuto il tabù dei 4.000 km

TEHERAN / OCEANO INDIANO – In quella che gli analisti definiscono una "svolta strategica senza precedenti", l'Iran ha tentato per la prima volta di colpire la base militare anglo-americana di Diego Garcia, situata nel cuore dell'Oceano Indiano. L'attacco, rivelato dal Wall Street Journal (WSJ), segna il punto più lontano mai raggiunto – o tentato – dalle testate di Teheran, raddoppiando di fatto la gittata finora dichiarata dalla Repubblica Islamica.
Iran. Zelensky gioca col fuoco
BORSA LAVORO, guerre

Iran. Zelensky gioca col fuoco

Editoriale: L'Ucraina gioca col fuoco e rischia di bruciare da sola Mentre il Medio Oriente precipita in un nuovo vortice di violenza, l'Ucraina di Volodymyr .Zelensky ha scelto di buttarsi nella mischia con una mossa spericolata e miope. Invece di concentrarsi sulla propria sopravvivenza e sulla ricerca di una via d'uscita dal conflitto con la Russia, Kiev ha deciso di inviare oltre 200 esperti militari in Paesi del Golfo e basi americane per aiutare a neutralizzare i droni iraniani.10i Teheran non ha tardato a reagire. Un alto esponente iraniano ha avvertito chiaramente che, fornendo questo supporto a Israele e agli Stati Uniti, l'Ucraina si è di fatto schierata nel conflitto e ha trasformato il proprio territorio in un “bersaglio militare legittimo”, invocando persino l'articolo 5...
Cronaca di un’Europa al suicidio assistito
cronaca

Cronaca di un’Europa al suicidio assistito

Mentre il mondo ridisegna i propri confini e i propri equilibri energetici sopra le macerie del vecchio continente, a Strasburgo va in scena la recita finale di un’aristocrazia burocratica ormai fuori dal tempo. L’attacco frontale di Roberto Vannacci a Ursula von der Leyen non è stato solo un momento di tensione parlamentare, ma il grido di chi vede il Re — o meglio, la Regina — tragicamente nudo. Il nulla vestito di "Preoccupazione" Il ritratto è impietoso: una Presidente della Commissione ridotta a spettatrice non pagante dei grandi eventi della storia. Mentre Putin e Trump si scambiano le coordinate del nuovo ordine mondiale, l’Europa della von der Leyen resta ferma al palo, prigioniera di una retorica di "ferma condanna" e "profonda preoccupazione" che non sposta di un millimetro...
Il confine delle ombre: il braccio di ferro tra Budapest e Kiev
mondo

Il confine delle ombre: il braccio di ferro tra Budapest e Kiev

Budapest - C’era una volta la solidarietà europea. Oggi, al confine tra Ungheria e Ucraina, rimangono solo valigie piene di dollari, oleodotti a secco e minacce che profumano di polvere da sparo. Quello che si sta consumando tra Viktor Orbán e Volodymyr Zelensky non è più un semplice disaccordo diplomatico: è una guerra di logoramento combattuta nell'area grigia tra legalità internazionale e cinismo elettorale. L'ostaggio eccellente: il petrolio Al centro della contesa c'è l'oleodotto Druzhba (paradossalmente, "Amicizia"). Zelensky ha gettato la maschera: il blocco del greggio russo non è un incidente tecnico, ma una scelta politica. "Non lo ripristinerò", ha ragliato il leader ucraino, colpendo Orbán nel suo punto debole: il consenso interno. Senza quel petrolio a basso costo, la na...
Guerra Iran, arsenali in crisi: quando la politica diventa ostaggio dei magazzini
guerre

Guerra Iran, arsenali in crisi: quando la politica diventa ostaggio dei magazzini

Iran. L’idea che questo conflitto possa “durare a lungo” è ormai un eufemismo. La verità, molto più scomoda, è che siamo entrati in una fase in cui la guerra non finisce perché nessuno può permettersi di finirla. Non l’Iran, che vive di saturazione e quantità. Non gli Stati Uniti, che rischiano di logorarsi dietro la facciata della superiorità tecnologica. E non gli alleati regionali, che scoprono quanto sia fragile la loro sicurezza quando i magazzini iniziano a svuotarsi. Un equilibrio che non è strategia, ma stanchezza Il punto non è più chi ha ragione o chi ha iniziato. Il punto è che la guerra è diventata un problema industriale. L’Iran produce droni come fossero elettrodomestici. Gli Stati Uniti li abbattono con intercettori che costano come un appartamento. Israele e...
Attacco all’Iran, impatto sull’Europa: come cambieranno i costi dell’energia e la sicurezza nel Mediterraneo
economia

Attacco all’Iran, impatto sull’Europa: come cambieranno i costi dell’energia e la sicurezza nel Mediterraneo

L'impatto di questa escalation sull'Europa è diretto e multidimensionale. Non si tratta solo di una crisi diplomatica "lontana", ma di una scossa che colpisce simultaneamente i portafogli delle famiglie, le catene di approvvigionamento industriale e l'architettura della sicurezza continentale. Ecco i due pilastri della crisi analizzati nel dettaglio: 1. Il Fronte Energetico: L'Incubo del "Blackout" Economico Dopo aver faticosamente ridotto la dipendenza dal gas russo, un errore assurdo, l'Europa si trova ora esposta su un altro fianco vitale: il Qatar e lo Stretto di Hormuz. Il gas (GNL) è il vero punto debole: Mentre il petrolio può essere in parte compensato dalle riserve strategiche (USA e IEA), il Gas Naturale Liquefatto (GNL) dal Qatar non ha alternative immediate. Ogni s...
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