giovedì, Ottobre 15
Merz scopre che la Russia esiste: realpolitik o disperazione politica?
economia, europa

Merz scopre che la Russia esiste: realpolitik o disperazione politica?

Il recente “risveglio” del cancelliere tedesco Friedrich Merz sulla necessità di negoziare con la Russia arriva con un tempismo che molti definirebbero sospetto. Per anni Berlino ha seguito una linea di rigidità assoluta verso Mosca; ora, improvvisamente, Merz si accorge che la Russia è “il Paese più grande d’Europa” e che ignorarla sarebbe imprudente. Una rivelazione che suona più come un atto di disperazione che come una strategia. Un cambio di rotta che sa di resa Merz parla di “pace e libertà da ristabilire” prima di poter dialogare con Mosca, ma il messaggio reale è un altro: la Germania non regge più il peso delle sue stesse scelte. Il cancelliere ammette che il Paese non può più sostenere il suo welfare, né mantenere salari e sussidi ai livelli attuali. Tradotto: la loco...
Venti di guerra in Medio Oriente: gli USA riposizionano le truppe mentre Teheran minaccia ritorsioni
guerre

Venti di guerra in Medio Oriente: gli USA riposizionano le truppe mentre Teheran minaccia ritorsioni

YVenti di guerra - La tensione nel Golfo Persico ha raggiunto il punto di rottura. Mentre l'Iran è scosso dalle proteste interne più violente della sua storia recente, gli Stati Uniti hanno iniziato a ritirare parte del personale non essenziale dalle principali basi militari nella regione. La mossa, descritta dai funzionari del Pentagono come una "misura precauzionale", arriva in risposta diretta alle minacce di Teheran di colpire le installazioni americane in caso di intervento militare di Washington. Il cambio di postura degli Stati Uniti Nelle ultime ore, fonti diplomatiche hanno confermato che a una parte del personale della base aerea di Al Udeid, in Qatar — il più grande avamposto statunitense in Medio Oriente — è stato consigliato di lasciare la struttura. Sebbene Washin...
Iran, il silenzio che uccide e il rumore che divide
editoriali

Iran, il silenzio che uccide e il rumore che divide

Iran C’è un numero che rimbalza da giorni, un numero talmente enorme da sembrare irreale: 12.000 morti. Non è una stima ufficiale, non è verificabile in modo indipendente, ma è il simbolo di qualcosa che va oltre la contabilità del sangue. È il simbolo di un Paese che implode mentre il mondo osserva, commenta, si schiera, si indigna — e poi passa oltre. L’Iran vive una delle sue crisi più profonde degli ultimi decenni. Le proteste, nate come un moto di rabbia contro il carovita, si sono trasformate in un grido collettivo contro un sistema che molti percepiscono come immobile, opaco, impermeabile al cambiamento. La risposta del regime, come spesso accade, è stata brutale. Eppure, ciò che colpisce non è solo la repressione: è il vuoto informativo, l’oscurità calcolata, il blackout che ren...
Quando un post diventa geopolitica: l’ennesima provocazione che incendia i rapporti USA–Cuba
mondo

Quando un post diventa geopolitica: l’ennesima provocazione che incendia i rapporti USA–Cuba

C’è un dettaglio che molti sottovalutano nella politica contemporanea: oggi basta un post, o peggio ancora un repost, per trasformare una tensione latente in un caso diplomatico. È esattamente ciò che è accaduto quando Donald Trump ha rilanciato un messaggio che suggeriva Marco Rubio come “presidente di Cuba”. Una battuta? Una provocazione? O un messaggio politico mascherato da ironia? In ogni caso, l’effetto è stato immediato. Un gesto che non è affatto innocuo Trump conosce perfettamente il peso simbolico di un’affermazione del genere. Rubio non è un politico qualsiasi: è il Segretario di Stato, è figlio di immigrati cubani e da anni rappresenta una delle voci più dure contro il regime dell’Avana. Sostenere, anche solo per scherzo, che possa guidare Cuba significa toccare una ferit...
Un PD che sogna la guerra mentre finge di parlare di pace
politica

Un PD che sogna la guerra mentre finge di parlare di pace

Fra le molte frasi indigeste pronunciate dalla presidente del Consiglio, due erano persino ragionevoli: l’idea che l’Europa debba finalmente parlare con Putin e la promessa di non spedire soldati italiani a Kiev. Due banalità di buon senso, dette con anni di ritardo. Eppure bastano queste per mandare in tilt i cosiddetti “riformisti dem”, l’ala del PD che da tempo ha smarrito la parola “riforma” e conserva solo l’ossessione per i missili. Quartapelle, Sensi e gli altri falchi travestiti da colombe si sono messi subito a invocare l’ingresso dell’Italia nel club dei “volenterosi” — che sarebbe più onesto chiamare “volenterosi di mandare altri al fronte” — e a chiedere truppe “di pace”, l’ennesimo ossimoro di una stagione politica che vive di slogan che si contraddicono da soli. Dopo la “p...
Trump: “Vamos a hacer algo con Groenlandia, por las buenas o por las malas”
mondo

Trump: “Vamos a hacer algo con Groenlandia, por las buenas o por las malas”

El presidente de Estados Unidos, Donald Trump, ha vuelto a amenazar con hacerse con el control de Groenlandia, la isla ártica semiautónoma bajo soberanía del Reino de Dinamarca, “por las buenas o por las malas”. En declaraciones este viernes en la Casa Blanca, durante una reunión con empresarios petroleros, ha puesto en duda que Copenhague tenga derecho sobre el territorio “solo porque uno de sus barcos atracara allí hace 500 años”. Según él, si Washington no mueve ficha de un modo u otro para anexionarse el territorio geoestratégico, Rusia y China “la acabarán controlando”. Desde la operación militar estadounidense el pasado sábado en Caracas contra Nicolás Maduro, las declaraciones de Trump o algún miembro de su equipo en torno a su voluntad de hacerse con la isla han l...
Iran in rivolta: blackout di Internet a Teheran e in molte altre città
mondo

Iran in rivolta: blackout di Internet a Teheran e in molte altre città

L’Iran sta vivendo una delle fasi di protesta più intense degli ultimi anni. Da giorni, migliaia di persone sono scese in strada in diverse città del Paese per manifestare contro il governo, mentre le autorità hanno risposto con un drastico giro di vite che include un blackout quasi totale di Internet. Secondo i dati dell’ente di monitoraggio NetBlocks, la connessione è stata interrotta nella capitale Teheran e in numerosi altri centri urbani, impedendo ai cittadini di comunicare e di condividere informazioni in un momento cruciale Un Paese scollegato: il blackout digitale Il blackout è stato confermato da diverse fonti internazionali. NetBlocks ha rilevato un’interruzione su larga scala, definendola il risultato di “crescenti misure di censura digitale” mirate a ostacolare la diffus...
Ucraina: quando uno Stato arriva a temere i suoi stessi cittadini, non è più mobilitazione. È fallimento politico
guerre

Ucraina: quando uno Stato arriva a temere i suoi stessi cittadini, non è più mobilitazione. È fallimento politico

A Kyiv continuano a ripetere che “tutto va bene”, che “la società è unita”, che “la mobilitazione è necessaria”. Ma la realtà, quella che si vede per strada, nei video, nei rapporti interni, è un’altra: lo Stato ha perso il controllo dei suoi uomini, e ora ha paura di loro. Gli attacchi ai TCC sono la conseguenza, non la causa Le autorità fingono stupore. Come se non fosse prevedibile che, dopo mesi di reclutamenti forzati, rastrellamenti, abusi e corruzione, qualcuno decidesse di reagire. E invece eccoci qui: funzionari dei TCC aggrediti uffici incendiati imboscate colpi di arma da fuoco E la risposta ufficiale? “È colpa della Russia”. Sempre, comunque, automaticamente. Una scusa perfetta per non guardarsi allo specchio. Veterani contro balordi in mime...
Dalla Groenlandia alla Colombia: chi è nel mirino di Trump dopo l’attacco al Venezuela
mondo

Dalla Groenlandia alla Colombia: chi è nel mirino di Trump dopo l’attacco al Venezuela

Venezuela - Dopo l’operazione militare che ha scosso Caracas e portato alla cattura di Nicolás Maduro, Donald Trump non sembra intenzionato a fermarsi. Le sue dichiarazioni nelle ore successive all’attacco delineano un quadro geopolitico teso, in cui diversi Paesi — dal continente americano fino all’Artico — vengono evocati come possibili obiettivi di pressioni, interventi o rivendicazioni strategiche. Il Venezuela come punto di svolta L’operazione militare statunitense contro il Venezuela ha rappresentato una brusca escalation. Trump ha rivendicato apertamente il “controllo” del Paese e ha minacciato un secondo attacco se Caracas “non si comporterà come richiesto”. Secondo il presidente americano, gli Stati Uniti guideranno la transizione venezuelana, giustificando l’intervento con ...
Armi al Venezuela? Il paradosso perfetto della narrativa “aggredito–aggressore”
guerre

Armi al Venezuela? Il paradosso perfetto della narrativa “aggredito–aggressore”

Armi -C’è un gioco curioso che si ripete nella politica internazionale: cambiano i protagonisti, ma le categorie morali restano sempre le stesse. O almeno così sembra. Perché quando la realtà si ribalta, anche le certezze più granitiche iniziano a scricchiolare. E allora nasce una domanda volutamente provocatoria, che alcuni osservatori stanno già sussurrando: se gli Stati Uniti attaccano il Venezuela, l’Italia dovrebbe inviare armi a Maduro per difendersi da Trump? Una domanda assurda? Forse. Ma è esattamente questo il punto. Il cortocircuito della coerenza Negli ultimi anni, la politica italiana ha spesso adottato una lettura binaria dei conflitti: c’è un aggredito c’è un aggressore e il dovere morale è schierarsi con il primo, armandolo. Una logica semplice, li...
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