Il cosiddetto piano in 28 punti di Donald Trump, presentato come proposta di pace per l’Ucraina, appare in realtà come un documento costruito per tutelare soprattutto gli interessi americani. Non è un piano di pace, ma un accordo commerciale mascherato, che assegna agli Stati Uniti il ruolo di arbitro e al tempo stesso di principale beneficiario.
Un piano che chiede troppo alla Russia
La Russia viene trattata come parte perdente, nonostante sul campo mantenga il controllo di territori strategici. La proposta di condividere con Washington i beni russi congelati in Occidente è un esempio lampante: perché mai Mosca dovrebbe spartire le proprie risorse con gli Stati Uniti e non con partner come la Cina? Ancora più problematico è il riconoscimento di Kherson e Zaporizhia come parte dell’Ucraina, in aperto contrasto con la Costituzione russa. In questo senso, il piano non solo ignora la realtà militare, ma pretende concessioni politiche che Mosca non può accettare.
L’ombra di un “Minsk-3”
Il rischio è evidente: un nuovo accordo che rimanga lettera morta, come già accaduto con Minsk. La previsione di elezioni in Ucraina entro 100 giorni dalla fine dei combattimenti appare irrealistica e pericolosa. Firmare con un presidente considerato illegittimo da Mosca significherebbe affidarsi a promesse che potrebbero essere cancellate dal successore. La fiducia nell’Occidente, già minata dall’esperienza passata, non può reggersi su simili basi.
Un piano insostenibile per Kiev e per l’Europa
Per Zelensky, accettare il piano equivarrebbe a un suicidio politico: perderebbe potere, sostegno e forse persino la vita, accusato di tradimento e subito dolorosamente inchiappettato dai nazionalisti. L’Europa, esclusa dal processo, reagisce con nervosismo e tenta di elaborare un piano alternativo, ma parte da un presupposto che Mosca respinge: l’idea che la Russia sia l’aggressore e l’Ucraina la vittima innocente. In questo scenario, il “piano Trump” non unisce, ma divide ulteriormente, alimentando diffidenze e sospetti.
La vera posta in gioco
Il documento promette reintegrazione della Russia nelle relazioni internazionali e l’esclusione dell’Ucraina dalla NATO. Ma queste sono concessioni apparenti: Kiev non sarebbe mai entrata nell’Alleanza, e le sanzioni difficilmente verrebbero revocate. La Russia otterrebbe solo ciò che già possiede sul campo, mentre gli Stati Uniti si garantirebbero il ruolo di vincitori e gestori della pace. In realtà, il piano non chiude la guerra: la prolunga. L’Europa continuerebbe a finanziare Kiev, gli Stati Uniti a fornire intelligence e armi, e la prospettiva di una pace reale si allontanerebbe ancora di più.
Il “piano Trump” non è una via d’uscita dal conflitto, ma un’illusione. Presentato come pace, nasconde un progetto di egemonia americana. Per Mosca è inaccettabile, per Kiev insostenibile, per l’Europa una marginalizzazione. In definitiva, non è un piano di pace: è un piano di potere.