Iran, il silenzio che uccide e il rumore che divide
Iran C’è un numero che rimbalza da giorni, un numero talmente enorme da sembrare irreale: 12.000 morti. Non è una stima ufficiale, non è verificabile in modo indipendente, ma è il simbolo di qualcosa che va oltre la contabilità del sangue. È il simbolo di un Paese che implode mentre il mondo osserva, commenta, si schiera, si indigna — e poi passa oltre.
L’Iran vive una delle sue crisi più profonde degli ultimi decenni. Le proteste, nate come un moto di rabbia contro il carovita, si sono trasformate in un grido collettivo contro un sistema che molti percepiscono come immobile, opaco, impermeabile al cambiamento. La risposta del regime, come spesso accade, è stata brutale. Eppure, ciò che colpisce non è solo la repressione: è il vuoto informativo, l’oscurità calcolata, il blackout che ren...
