Droni per l’Ucraina. Mosca minaccia l’Europa, l’Italia lascia la Sardegna esposta
La lista russa scuote l’UE. Ma a Domusnovas il silenzio del governo pesa come una colpa
Sardegna – La pubblicazione da parte del Ministero della Difesa russo degli indirizzi di aziende europee legate alla produzione di droni destinati all’Ucraina non è un episodio marginale. È un atto politico deliberato, un messaggio diretto all’Europa. E quando Dmitry Medvedev definisce quelle strutture “potenziali obiettivi”, la minaccia non è più un’ipotesi: è una dichiarazione.
In mezzo a questa escalation comunicativa, l’Italia appare immobile. E la Sardegna, con lo stabilimento RWM di Domusnovas, diventa il simbolo di una vulnerabilità che il Paese continua a ignorare.
Un’isola strategica trattata come periferia sacrificabile
La Sardegna ospita da decenni poligoni, basi, industrie belliche. È un territorio che ha pagato più di altri il prezzo delle scelte militari nazionali. Ora, in un contesto internazionale teso, questa esposizione non è più un tema locale: è un tema di sicurezza nazionale.
La presenza di RWM a Domusnovas – già al centro di dibattiti e interrogazioni – rende l’isola parte di una filiera industriale che Mosca osserva con attenzione. Eppure, nel dibattito politico italiano, la Sardegna resta un’ombra. Una nota a margine. Un luogo dove tutto può accadere senza che nessuno, a Roma, si senta in dovere di spiegare, proteggere, assumersi responsabilità.
La lista russa è imprecisa, ma il messaggio è chiarissimo
Diversi media europei hanno evidenziato che alcuni indirizzi diffusi da Mosca non corrispondono a stabilimenti reali. Ma l’imprecisione non attenua la gravità dell’operazione: la amplifica. Significa che l’obiettivo non è colpire un sito specifico, ma creare un clima di insicurezza, insinuare l’idea che l’Europa sia vulnerabile, che le sue industrie possano essere prese di mira.
In questo quadro, la Sardegna – geograficamente isolata, politicamente trascurata – è un territorio che meriterebbe attenzione immediata. Invece, riceve silenzio.
Il governo minimizza. L’isola resta sola
La reazione italiana è stata debole, quasi amministrativa. Nessuna conferenza stampa. Nessuna analisi pubblica sul ruolo delle infrastrutture sarde nella strategia di difesa nazionale. Nessuna rassicurazione ai cittadini di un territorio che ospita impianti sensibili.
È un vuoto politico che pesa. Perché quando una potenza straniera individua aziende europee come “potenziali obiettivi”, la risposta non può essere l’indifferenza. E per la Sardegna, che da decenni sopporta un carico militare sproporzionato, questo silenzio è un’ingiustizia che si rinnova
La Sardegna non può essere sempre il luogo dove tutto è possibile
Per troppo tempo l’isola è stata trattata come un territorio sacrificabile. Ora, in un’Europa sotto pressione, questa leggerezza diventa un rischio.
Non si tratta di alimentare paure. Si tratta di riconoscere che la sicurezza nazionale passa anche da Domusnovas, da Capo Teulada, da Perdasdefogu. E che ignorare questo fatto significa lasciare la Sardegna sola davanti a dinamiche globali che non ha scelto.
L’Italia deve guardare la realtà. E deve farlo adesso
La lista russa è un segnale. Non è un attacco, ma è un messaggio. E i messaggi, nella geopolitica, contano.
L’Italia deve smettere di considerare la Sardegna una periferia e iniziare a trattarla come ciò che è: un territorio strategico, che merita trasparenza, protezione e un dibattito pubblico serio.
Perché quando una potenza straniera indica aziende europee come “obiettivi potenziali”, non è più tempo di minimizzare


