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L’illusione dell’amicizia e la dura realtà

L’illusione dell’amicizia e la dura realtà

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La dura realtà. Se la politica estera si misurasse con il metro della diplomazia classica, lo scontro frontale tra Donald Trump e Giorgia Meloni verrebbe registrato come un incidente senza precedenti. Ma nell’era del sovranismo transatlantico, dove i rapporti di forza si consumano a colpi di interviste telefoniche e video sui social, le parole del tycoon – «Mi ha implorato per una foto, mi ha fatto pena» – assumono il contorno di una spietata lezione di realpolitik per la destra italiana.

La replica della premier è stata immediata, ferma e istituzionalmente ineccepibile: «Sono allibita, parole inventate. L’Italia non implora mai». Una difesa della dignità nazionale che ha incassato il doveroso sostegno bipartisan, dal Colle alle opposizioni. Eppure, al netto della solidarietà, questo strappo solleva interrogativi profondi sulla postura internazionale del nostro Paese e sulle reali dinamiche dell’asse Roma-Washington.

Per anni, una parte consistente del centrodestra italiano ha coltivato il mito della sintonia ideologica con il “Mondo MAGA”, convinta che la comune radice conservatrice potesse tradursi in una corsia preferenziale con la Casa Bianca. Ma Trump, per sua stessa natura e dottrina, non riconosce affinità elettive se non quelle basate sui rapporti di forza, sul principio dell’America First e sul dare-avere immediato.

Nel momento in cui l’Italia – per legittimo interesse nazionale e fedeltà atlantica – si muove in continuità con la dottrina geopolitica occidentale, lo specchio dell’idillio ideologico si infrange. Il dissenso sul dossier dello Stretto di Hormuz e le frizioni sulla Nato bastano a Trump per declassare un alleato strategico a “fan” da liquidare con una battuta sprezzante. La foto del G7, da potenziale trofeo da esibire, diventa così l’arma per un’umiliazione pubblica.

La dura reazione della Farnesina, con l’annullamento della missione del ministro Tajani negli Stati Uniti, è un segnale di fermezza necessario, ma non privo di costi economici e diplomatici. Resta da capire se questo strappo sia un incidente di percorso o l’inizio di una nuova era di isolamento forzato.

La lezione che l’Italia porta a casa da questa vicenda è antica quanto la diplomazia stessa: le alleanze internazionali non si fondano sulle simpatie personali o sulle tessere di partito internazionali, ma sulla credibilità, sulla coerenza e sulla forza reale che si sa esprimere sui tavoli che contano. Giorgia Meloni ha fatto bene a ricordare che l’Italia non implora. Ora, però, la sfida della sua diplomazia sarà dimostrare che l’Italia sa farsi rispettare anche quando i “grandi amici” decidono di spegnere i riflettori anche se qualche dubbio rimane

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